mercoledì 25 maggio 2016

Calmati... ovvero, camomillati

Restiamo in aria pseudo primaverile e parliamo di un altro regalo di questa timida e colorata stagione.
Eravamo abituati a vederne i prati pieni, collinette colorate di un soffice bianco e giallo e con un profumo che stordiva gli angioletti (in senso buono, ovviamente!).
Parlo al passato perché ora restano poche tracce di camomilla, o almeno di quella selvatica che naturalmente è la migliore. Ogni maggio è ormai listato a lutto dalla scomparsa di questo indispensabile fiore.
Adoro la camomilla e mi piace parlarne. Ma prima un piccolo consiglio, anzi un monito :)



Non fatevi sfuggire questo periodo! Le piante aromatiche e medicinali sono al top da adesso fino a settembre. I primi di maggio sono stata costretta a tagliare un mega cespuglione di melissa che stava uccidendo la maggiorana e soffocando l'origano. E' già il secondo anno che la melissa la fa da padrona. Prima c'era stata l'invasione spontanea della menta piperita e l'anno ancora prima è stato il turno della salvia.
Insomma, dipenderà dal delicato equilibrio di condizioni climatiche, acqua, cure ricevute e non so che altro, ma ogni anno c'è una pianta officinale che primeggia sulle altre con un'abbondanza di produzione preoccupante. Preoccupante solo perché ce ne è talmente tanta che non sappiamo più come riciclarla e l'idea di gettare via preziose foglioline ricche di principi attivi utili e profumati, fa semplicemente rabbrividire.
Niente paura, non se ne parla proprio.
Tagliate senza pietà il cespuglio killer della officinale di turno che sta invadendo il vostro giardino, tanto tra poche settimane sarà cresciuto di nuovo più di prima. Lavate velocemente le foglie sotto l'acqua (se è del giardino di casa quindi senza pesticidi o simili, al massimo saranno irrorate da pipì di gattacci… affettuosamente parlando!) e dategli un'asciugata leggera, senza strofinare troppo le foglie. L'ideale sarebbe scuoterle per togliere l’acqua in eccesso e poi metterle su un panno ad asciugare girandole di tanto in tanto. Una volta asciutte, mettetele in alto a testa in giù ad essiccare. Senza troppe storie, io ho usato lo stendino della mia cucina a legna ma vanno bene anche delle comunissime corde per i panni o potete metterle sulla retina di un setaccio avendo cura che ci sia ventilazione anche sotto.
Insomma, nel giro di una settimana ho accumulato due barattoli giganti colmi di melissa secca che profumerà le mie lunghe giornate invernali, quando il giardino sarà vuoto, brullo e gelido e io mi preparerò una tazza fumante di questo prezioso regolatore del buon umore con ottime proprietà antivirali, guarda caso, utilissime in inverno.
Naturalmente da qui fino a settembre rischio di riempire altri 6 barattoli, ma non sarà un problema.
Si possono sempre inondare le case di amici e parenti o farne dei cuscinetti profumati per l’armadio :)
Se non avete voglia di essiccarla tutta, provate a tritarne qualche foglia fresca sulle fragole tagliate a pezzi, o a preparare, gelati, sorbetti e geli.
Per tutte le altre aromatiche medicinali (timo, rosmarino, salvia…) anche se non producono in eccesso, da qui a settembre almeno un paio di raccolti ci scappano. Dopo, anche se continueranno a sopravvivere durante l’inverno, i loro oli essenziali saranno decisamente più poveri… per poi riprendere a formarsi in primavera e così da capo. Quindi approfittiamone finché è il loro tempo balsamico.
Ma torniamo alla nostra camomilla.



E' un fiore antico, nel senso che le sue proprietà erano note già ai tempi di Galeno; infatti fu lui ad utilizzarla contro le emicranie e le nevralgie. La usò anche contro le coliche e le affezioni del fegato. E’ un calmante nel senso più ampio del termine: va dal conciliare il sonno alla sua azione sui crampi allo stomaco e sui disturbi gastrici in generale. Se aggiungiamo anche la classica tazza di camomilla che calma i dolori mestruali, usanza presente in tutta Italia, si delinea il quadro di questo indispensabile fiore: la sua marcata attività sul sistema digestivo e sul ciclo mensile. Il nome botanico, Matricaria deriva infatti dal latino matrix, cioè utero.
La camomilla è sia un aperitivo, in grado cioè di stimolare il senso di fame, sia di alleviare le conseguenze dell’eccesso del senso di fame :) I mal di testa sui quali agisce meglio sono infatti quelli provocati dalle cattive digestioni.
Resta comunque un rimedio principe per le emicranie di qualunque origine, sia che provengano da un inizio di rinite o da un ciclo mestruale difficile, o ancora da nevralgie. Sul sistema nervoso è veramente una bomba, è in grado di “camomillarlo” senza pietà :)

Un po' dappertutto si legge che la camomilla è un “blando” analgesico.
Ho avuto modo di sperimentare il suo effetto più volte, sulla mia pelle e su quella di amici e parenti. L’ho e l’abbiamo trovata tutt’altro che “blanda”.
Forse è una questione di concentrazione di principi attivi, in fondo l’oleolito di camomilla di cui mi servo lo preparo personalmente seguendo più l’istinto che le ricette. Ed è molto concentrato.
O forse anche la provenienza della materia prima potrebbe essere importante: se arriva dalle bustine del supermercato, sarà diversa dalla camomilla colta a mano in campi il più lontani possibile dal passaggio dalle macchine o da inquinanti in generale. Saranno questi i motivi, visto che con questo fiore abbiamo risolto problematiche davvero importanti, tanto che in casa il mio olio di camomilla non manca mai.



La mia mamma ha sempre sofferto di forti mal di testa, tanto da doversi chiudere al buio per diverse ore con il farmaco di turno. Negli anni ‘80 andava di moda prescrivere la Novalgina e lei ne ha fatto un uso smodato nel tentativo di arginare i dolori di quelle emicranie che ricorrevano almeno tre volte la settimana. Anni fa, durante uno di quegli episodi, dopo diverse ore di nausea e una puntura di Voltaren che non aveva prodotto alcun risultato, ho provato a massaggiarle la testa con una piccola quantità di quell’oleolito che avevo fatto quasi per gioco e senza nessuna pretesa di avere un qualche effetto su quei dolori lancinanti. Volevo solo rilassarle un po’ i muscoli.
Immaginate la mia sorpresa quando dopo già qualche minuto ho visto distendersi i lineamenti del suo viso, contratti da ore in smorfie doloranti. Dopo ancora qualche altro minuto di massaggio sul cuoio capelluto, dormiva profondamente. Al risveglio non aveva più nulla… tranne la testa imbrattata di olio :) Un piccolo inconveniente di fronte a risultati che all’epoca ci hanno lasciati a bocca aperta. La camomilla era arrivata senza sforzo dove il Voltaren aveva fallito.
Ma non era “blanda”?

Questo l’episodio più eclatante. Poi ci sono decine di contratture muscolari, grandi e piccole, che ora sono solo un ricordo; anche massaggiato sulla pancia lenisce i dolori mestruali, aiuta a prendere sonno e una mia amica lo usa come antidepressivo di emergenza, mettendone qualche goccia sui polsi, strofinando e inspirando. Insomma, ognuna delle persone cui l’ho dato ne ha personalizzato l’uso, dandomi anche un sacco di dritte!
Un altro episodio che la prima volta ci ha sorpreso non poco è di come siamo caduti addormentati in pieno pomeriggio, seduti davanti a un tavolo, mentre pulivano l’enorme quantità di camomilla che occorreva per l’olio. Solo i vapori di quel mare di fiori appena colti ci ha rilassati fino al sonno!
La saggezza popolare di chi conosce profondamente le piante, consiglia di camminare a piedi nudi in un campo di camomilla per far svanire stress e tensioni.
Quanto è vero :)



I principali tipi di camomilla sono due: la matricaria e la romana, l’anthemis nobilis. Personalmente preferisco la matricaria, selvatica e super aromatica, anche se più piccola e più rara.
Comunque se trovate un campo di camomilla di qualunque tipo, trattatelo come un tesoro.

Il suo uso esterno riguarda principalmente le infiammazioni di tutti i tipi, dalla pelle agli occhi. Sono famosi gli impacchi di infuso di camomilla per la congiuntivite, blefarite o semplicemente per gli occhi stanchi e arrossati. La sua azione decongestionante e antinfiammatoria la rende utile anche per sciacqui gengivali e impacchi lenitivi per le emorroidi.
Inutile menzionare anche l’effetto schiarente sui capelli, famosissimo, che tra l’altro funziona meglio se aggiungete un limone a pezzi, compresa la buccia.
Per le dermatosi umide meglio utilizzare anche qui compresse di garza imbevute di infuso: l’oleolito potrebbe peggiorare la situazione per la sua componente grassa. Invece è ottimo per pelli secche, screpolate, danneggiate e affette da couperose.
Per rispetto nei confronti di chi mi legge non accennerò neanche al suo meraviglioso olio essenziale: avreste ancora 10 pagine davanti :) Meglio rimandare a un successivo approfondimento esclusivamente di aromaterapia.

Anticamente la camomilla selvatica era utilizzata contro le febbri intermittenti, come antidoto alle coliche e come sedativo per gli isterici. Ottima anche nei raffreddori e nelle congestioni. Alcuni medici consideravano la camomilla non propriamente come un rimedio per l’influenza, ma notavano come nelle case dove se ne faceva un uso preventivo, queste poi non venivano colpite dal contagio. Oggi possiamo spiegarlo con la sua azione batteriostatica, ovvero che non uccide il microrganismo (come farebbe un battericida) ma ne limita o ne inibisce la proliferazione.

Parlando di simbolismo, ho trovato su alcuni testi che la camomilla ha ispirato il significato di "Forza nelle avversità": sarà per il suo effetto calmante e antidepressivo, oppure perché i giardinieri sono soliti sistemarla in cespi accanto alle piante più deboli e sofferenti per aiutarle a riprendersi. Ottenuto lo scopo, la camomilla viene tolta per dare modo alle piantine non più deboli di cavarsela con le loro risorse. 

Studi recenti le attribuiscono anche un effetto ipoglicemizzante, per cui risulta ottima per i diabetici.
Per quanto riguarda le controindicazioni non ce ne sono molte, se non che appartenendo alla famiglia delle Asteracee, può provocare delle reazioni allergiche, ma non è un effetto comune.
Medici esperti di erboristeria raccomandano di non prenderla insieme a dei sonniferi altrimenti potrebbe potenziarne l’effetto: questa più che una controindicazione è semplice buonsenso :)
Infine, per il suo contenuto di cumarina potrebbe potenziare gli effetti degli anticoagulanti e degli antiaggreganti piastrinici. Quindi occhio se assumete farmaci per fluidificare il sangue… ma per un qualche effetto collaterale degno di nota, dovreste assumere litri di camomilla :)
Una tazza calda è un gesto antico che si tramanda da generazioni, magari utilizzate solo la precauzione di non lasciarla in infusione più di 5 minuti: superato questo tempo, a parecchi fa l’effetto contrario: sveglia invece che assopire!



Ci sarebbe ancora molto da dire, specialmente parlando dell’effetto che ha la camomilla sulla psiche; qualcosa potete trovarlo in gelo di mezzanotte dove, oltre a una preparazione assolutamente originale e sfiziosissima, si parla anche di questo.

Per preparare un buon vino medicinale, digestivo e buono per le dispepsie in generale, oltre che per calmare i nervi, si prende 1 litro di vino appena un poco dolce e ci si mettono a macerare 150 gr di camomilla secca per circa tre settimane. Dopo filtrare e aggiungere 100 ml di acquavite. Aspettare ancora un paio di settimane per utilizzarlo a cucchiai o a bicchierini.

Vi lascio infine con le indicazioni per preparare l’oleolito che mi ha dato così tante soddisfazioni: far essiccare (tanta) camomilla e una volta pronta riempite a ¾ un barattolo di vetro chiaro (dimensioni a scelta), poi coprite il tutto con olio extra di buona qualità e mettete al sole per 15-20 giorni, avendo cura di agitare una volta al giorno e ritirarlo in casa appena scende la notte. Trascorso questo tempo, filtrate con l’aiuto di una tela di cotone a trama fitta, strizzate bene e nello stesso olio aggiungete fiori nuovi, sempre essiccati e sempre in barattolo. Ripetere il procedimento dei 15-20 giorni. Io lo ripeto almeno 3 o 4 volte, contrariamente a quanto suggeriscono la maggior parte delle ricette, che prevedono un solo passaggio. Dopo averlo filtrato l'ultima volta, conservare in bottiglie di vetro scuro e al riparo dalla luce. E’ talmente concentrato che dovrete usarlo a gocce.

Spero di esservi stata utile, quando qualcosa funziona è sacrosanto condividere.

Un saluto a tutti








giovedì 12 maggio 2016

Non gettate l'ortica alle ortiche

Quasi tutti conoscono e apprezzano questa pianta.
In realtà il tempo delle ortiche sarebbe cominciato all'inizio della primavera...se ne avessimo avuta una. L'estate 2015/2016 ha conosciuto qualche lieve battuta di arresto ed è finalmente finita qualche settimana fa, ma non disperiamo: la nuova estate 2016/2017 è già alle porte e probabilmente pronta a ripartire già dalla prossima settimana. Chissà se e quando finirà. Forse il grill resterà acceso 12 mesi l'anno.

Considerazioni disperate a parte, il periodo di raccolta dell'ortica può durare anche fino ad agosto e oltre se si ha cura di staccare esclusivamente le sommità fiorite e le foglie, senza però toccare la parte legnosa. La piantina continuerà a ricrescere per tutta la stagione dandoci l'opportunità di approfittarne ed eventualmente essiccarla per poterla utilizzare nelle preparazioni più svariate. Per uso erboristico sarebbe meglio cogliere le foglie entro giugno, prima della fioritura, mentre in cucina possiamo spadellarle per tutta l'estate e anche oltre. Una delle piante più versatili mai conosciute. E anche parecchio aggressiva, all'apparenza.


Le sue armi sono quei peli fitti e sottili dalla forma tubolare che ricoprono le foglie e che sono composti da acido silicico. Se disgraziatamente toccati, si spezzano facilmente come un ago di vetro e iniettano acido formico e istamina al malcapitato di turno. L'effetto in genere è molto irritante, praticamente come una piccola ustione. La zona diventa velocemente rossa e si formano delle piccole vesciche che però tendono ad assorbirsi altrettanto rapidamente. Per lenire il bruciore si può applicare del gel di aloe o una goccia di olio essenziale di lavanda (pura o mischiata al gel di aloe stesso). Infatti, il nome Ortica deriverebbe dal latino urere, cioè bruciare. Ma una volta seccata, spadellata o bollita i suoi aculei vetrificati diventano innocui.
In un trattato erboristico del 1940, un medico definì l'ortica come "un uomo burbero ma di molto buon cuore".
Una piccola ulteriore precauzione: prima di essiccarla, sarebbe meglio stenderla su un telo e privarla dei suoi sicuramente numerosi amichetti che abitano le sue foglie: sarà agguerrita con chi cerca di coglierla ma è sicuramente molto ospitale con insetti come formiche, mosche di varie dimensioni e altro. Infatti pare abbia un ottimo rapporto con il mondo animale: il suo apparato radicale "lavora" il terreno e lo rende appetibile, scuro e ricco di humus, attirando altri animaletti sottoterra, viscidi ma indispensabili: i lombrichi. Insomma, coglietela e dategli una bella ripulita, sotto e sopra :)
Per finire, non è che sia propriamente invitante neanche alla vista: le foglie sono dentellate e verde scuro, le infiorescenze non sono particolarmente belle e neanche profumate. Una piantina sostanzialmente anonima, di quelle che non esiteremmo ad estirpare o a tranciare di netto catalogandola come "erbaccia".
Sono sempre le migliori. Non ho nulla contro i fiori coltivati, blasonati e super appariscenti, ma spesso sono solo ornamentali. I fiori di campo spontanei invece celano una dispensa e una farmacia, oltre ad essere un regalo che gli occhi non si stancano mai di guardare. I prati di maggio sono rossi di papaveri, gialli di tarassaco, indaco di borragine e celesti di cicoria, tanto per dirne alcune. E ognuna di queste piante merita un trattato a sé. Glielo dedicheremo senz'altro.

Tornando all'erbaccia di oggi, punge e come se non bastasse predilige luoghi incolti e abbandonati per crescere, tanto da incoraggiare detti come “ci crescono le ortiche”; per i religiosi che rinunciavano alla fede si diceva “hanno gettato il saio alle ortiche”, nel senso che lo hanno abbandonato fuori mano. Di una persona si dice che “punge come l'ortica”. Persino alcune meduse sono state chiamate “ortiche di mare”. Non poteva avere una buona fama.
Tra i luoghi incolti e abbandonati di cui sopra, l'ortica predilige i letamai, rotaie di treni in disuso e reti metalliche: è attratta dal ferro e dai metalli in generale e anche da luoghi in cui si accumula dell'azoto. Poi li restituisce in forma assimilabile: l'ortica infatti è considerata una delle migliori piante remineralizzanti in circolazione, quindi ottima per chiunque abbia bisogno di fare il pieno di ferro, zolfo, calcio e potassio.
Inutile ricordare che per letamaio si intende anche uno scarico fognario, quindi sarebbe buona regola fare attenzione a dove si coglie l'ortica destinata ad uso erboristico o alimentare. O a qualunque altro uso umano. Fogne a parte, occorrerebbe evitare i terreni potenzialmente inquinati, ad esempio le aree o ex aree industriali e naturalmente le ortiche che crescono ai margini delle strade trafficate, ben pasciute e ricche di gas di scarico.
Sarà per questo che l'unica pianta che si vede lungo le autostrade italiane è il pericolosissimo e mortale oleandro. Nessuno cadrebbe in tentazione di coglierlo.


L'ortica contiene diverse vitamine, principalmente la A, la C e la K ed è anche una buona fonte di proteine, sia fresca che secca: quando è fresca ne contiene da 6 a 8 g ogni 100 g, essiccata ne contiene da 30 a 35 g (percentuale vicina a quella della soia, uno dei legumi più ricchi di proteine). E' un potente regolarizzante delle funzioni intestinali, in grado di riportare in stato di equilibrio sia in caso di diarrea che di stitichezza.
L'ortica è una delle piante che aiuta a regolarizzare il ciclo mestruale ed è utile anche in menopausa come fonte di calcio. In più, cosa che non guasta in entrambi i casi, è un tonico per il sistema nervoso.
Ha un forte legame con l'elemento sangue nell'uomo: è emostatica, ovvero arresta le emorragie, infatti in caso di sanguinamenti nasali basterà introdurre nella narice un tampone imbevuto di succo di ortica. Funziona anche per le ferite. Ovviamente, in caso abbiate ricevuto un'accettata da un serial killer sarebbe meglio farsi vedere da un medico.
Inoltre le foglie contengono clorofilla in abbondanza, il colorante verde del mondo vegetale, la cui composizione chimica è molto simile a quella dell'emoglobina che tinge di rosso il nostro sangue. Per terminare la panoramica splatter, i preparati a base di ortica favoriscono la produzione di ferritina, la proteina responsabile dell'assorbimento del ferro e stimolano l'assorbimento di altre sostanze fondamentali per il nostro sangue. Utile in caso di anemia o di suzione vampirica :)

Non è un caso che questo vegetale pungente inizi a produrre i suoi principi attivi proprio in primavera: oltre a stimolare il metabolismo, la sua caratteristica principale infatti è quella di attivare nel corpo una potente forma di depurazione dopo i probabili eccessi alimentari invernali. Chi non ha esagerato con fritti bisunti, torte al triplo cioccolato e doppia razione di zucchero nel cappuccino, scagli la prima pietra...:) O forse no. In effetti questo ultimo inverno estivo ha lasciato poco spazio alle calorie alimentari, troppo caldo anche per una cioccolata tiepida davanti a un caminetto spento.
Comunque, eccessi o meno, l'ortica è un ottimo depurativo anche della pelle: eczemi, acne e dermatosi in generale spesso sono il risultato di disordini alimentari o di un malfunzionamento dei meccanismi di eliminazione delle tossine. Se assumete l'infuso prendetene almeno 3 tazze al giorno, di cui la prima al mattino a digiuno. Una tazza al giorno è sempre meglio che niente, ma le tisane per funzionare bene hanno bisogno di assunzioni decise. Ha un buon sapore e sarebbe meglio lasciarla al naturale ma se proprio volete dolcificarla, la stevia andrà benissimo.

Gli estratti di ortica, fresca, secca o in tintura madre, hanno inoltre effetti benefici sulle ossa: sono efficaci in patologie come l'artrosi e l'artrite, migliorano la mobilità delle articolazioni e leniscono i dolori dovuti all'infiammazione. Ha effetto diuretico e la sua assunzione rinforza anche unghie e capelli per il contenuto di rame e zinco.

Meno noti sono gli effetti del decotto su tosse e catarro, pare sia un vero toccasana. Un tempo si facevano anche bollire le sue radici nel latte che poi si beveva contro i calcoli biliari, che pare venissero sciolti e "portati fuori dal corpo insieme con altre impurità". In tempi ancora più remoti si decantavano le sue virtù come afrodisiaco, gli scritti di Plinio descrivono come si sfregassero con l'ortica i genitali dei quadrupedi restii ad accoppiarsi. Forse non era esattamente il fuoco della passione quello che provocavano...


Una pratica antica e in uso ancora oggi è quella dell'"urticazione", che consiste nel percuotere la parte malata con un piccolo fascio di ortiche fresche; queste "frustate" che mettono a contatto i peli irritanti dell'ortica con ad esempio un'articolazione infiammata, producono un effetto chiamato "revulsivo", per il quale il sangue viene attratto in superficie decongestionando così i tessuti interni e apportando un deciso sollievo. Ottima pratica per dolori sciatici, reumatici e gottosi. Si utilizzava anche nelle paralisi e nei colpi apoplettici.
L'ho vista fare una volta quando ancora non credevo, anzi quando non avevo proprio la minima idea di cosa fosse la medicina popolare e la saggezza che si portava dietro. Per me era solo un povero cristiano picchiato con una pianta "velenosa" che tutti noi evitavamo come la peste durante le passeggiate nei campi. Il famoso abate Kneipp disse in proposito: "Alla paura della verga insolita succederà grande contentezza che il male sia cessato". Quando il povero cristiano infatti ha detto tra lo stupore generale che si sentiva meglio, la mia mente e credo quella degli altri presenti lo ha accettato così, come se niente fosse, senza porsi domande e senza pensare allo scetticismo di pochi minuti prima. Ho semplicemente archiviato la cosa e pensato subito ad altro. Sono incredibili i meccanismi di rimozione della mente umana davanti a qualcosa che non sa spiegarsi.
Ma in fondo basta un'occhiata ai meccanismi della politica mondiale o più in piccolo, a Montecitorio: nessuno sa realmente cosa facciano e con quale criterio prendano decisioni sulla nostra testa, ma ci va bene così. Abbiamo altro a cui pensare.
Torniamo all'ortica, anche se questo argomento irrita e prude come i suoi peli.

Altri usi esterni della nostra tenera piantina sono legate ai capelli. Le sue virtù astringenti la rendono preziosa per diversi problemi; estratti di ortica in alcol o aceto e il decotto concentrato di radici, sono rimedi ancora oggi in uso e di fama comprovata contro la caduta, la forfora e i capelli grassi e opachi. Una lozione utile si prepara con 60 gr di radice essiccata e 60 gr di origano (sempre secco) messi a macerare per un mese in un litro di acquavite. Trascorso questo tempo, si possono cominciare ad effettuare delle frizioni quotidiane con 10/15 gocce sul cuoio capelluto per contrastare la caduta.
Chi si occupa di agricoltura e giardinaggio con metodi biologici e biodinamici conosce anche troppo bene le qualità dell'ortica. Il suo macerato viene utilizzato in due modi: come concime e come antiparassitario. Per concimare le piante, si prende un Kg di ortica (tutta la pianta: steli, foglie e radici) e la si ricopre con circa 10 litri di acqua; si mette una rete a protezione e si lascia macerare per 10 giorni, avendo cura di mescolare una volta al giorno. Trascorso questo tempo, si filtra e si utilizza diluendone un litro in 10 litri di acqua. Se invece volete utilizzarlo per eliminare gli afidi, non occorre aspettare i 10 giorni, ma 24 o al massimo 36 ore per lasciare intatto l'acido formico dei peli che provvederà ad allontanare gli afidi; in questo caso ne occorrerà un litro diluito in 5 litri di acqua da spruzzare più volte sulle piante colpite.

Per quanto riguarda i suoi usi in cucina non c'è che da guardarsi intorno. Cresce praticamente ovunque e ogni regione d'Italia la impiega a modo suo. Era utilizzata soprattutto nella cucina povera per insaporire frittate e minestroni, in maremma ci si prepara uno squisito risotto, ma la si può adoperare anche come ripieno per pasta fresca insieme a patate lesse o ricotta, nell'impasto degli gnocchi o delle fettuccine; le sue foglie sbollentate si potrebbero utilizzare al posto delle foglie di verza e riempirle come involtini di qualunque cosa. Ci si può aromatizzare anche il pane. La lista potrebbe continuare all'infinito, basta assaggiarla, farsi ispirare e lasciare la fantasia a briglia sciolta. Ha un sapore sorprendentemente dolce e denso di sfumature che arricchirebbero qualsiasi piatto. Infinitamente più saporita degli spinaci. Personalmente alla lessatura preferisco le cotture veloci che non privano quasi di nulla. Se la cuociamo direttamente in padella tutti suoi nutrienti passeranno direttamente nel piatto. Se la lessiamo, dovremmo bere soprattutto l'acqua di cottura, perché sarà tutto lì dentro quello che ci serve.


Non lascia a bocca asciutta neanche gli animali: la polvere di ortica viene infatti mescolata ai mangimi per le galline per renderne più sana e completa la dieta.

Come se non bastasse, molto prima del cotone e del lino, la fibra di ortica veniva utilizzata per produrre una tela verde praticamente indistruttibile. Fino agli anni settanta/ottanta era molto usata in Trentino e in Veneto, anche se realizzarla è molto impegnativo: da cinque chili di ortica fresca si ottengono appena 20 grammi di filato. Una maglia di ortica è un capo davvero prezioso: per realizzarla, dalla raccolta delle piante al confezionamento, ci si può impiegare anche un anno e mezzo. Ma il risultato è un capo naturale, anallergico e con una caratteristica particolare: le fibre di ortica possiedono una struttura cava che gli permette di accumulare aria al loro interno creando una sorta di isolamento termico naturale. Inoltre coltivare l'ortica non comporta l'uso di pericolosi agenti chimici: queste piantine sono resistenti alle malattie e alle piante infestanti...essendo loro stesse delle infestanti!
Medicinale, cosmetica, agricola, culinaria e anche indossabile.

Cosa deve fare ancora questa povera ortica? Spazzarci pure i pavimenti?



martedì 1 dicembre 2015

Zucca mon amour

Anni fa una zia intrufolò nel nostro frigo un vasetto di vetro pieno di una roba gelatinosa arancione fosforescente. La definì una "marmellata" di zucca. Nessuno ha mai avuto il coraggio di assaggiarla, anche se ci siamo riproposti più volte di farlo. Così è diventata un fantasma del frigorifero, cioè una di quelle cose che restano lì per mesi senza essere né mangiate né buttate. “Domani la mangiamo con il pane bruscato”, assicurava mia madre. Poi, invariabilmente, c'era sempre qualcos'altro e si rimandava. Ogni volta che aprivamo il frigorifero il vasetto era lì, in primissimo piano, una specie di monito, un rimprovero colorato e silenzioso. Tanto che quando in famiglia si accennava a un possibile spreco di qualcosa si diceva “non facciamogli fare la fine della marmellata di zucca”. Ci sono quasi diventata adulta con quel vasetto arancione in frigo :)

Il primo anno che ho cominciato ad apprezzarla ero talmente terrorizzata al pensiero di rimanere senza, tanto da andare al mercato, acquistarne due giganti a settimana e congelarle come se non ci fosse un domani. In realtà il clou della zucca è da ottobre a dicembre, ma fortunatamente può imperversare sulle nostre tavole almeno fino a marzo. O fino a che si è stanchi di mangiarla :)

In genere è la famiglia che costringe i figli ad assaggiare e a nutrirsi anche di vegetali e frutti poco invitanti. Nel mio caso, ho dovuto obbligare la mia famiglia quantomeno ad assaggiarla. La nonna era più che diffidente perché “la zucca si dava da mangiare ai maiali”.
Si è ricreduta non appena le abbiamo messo nel piatto una bella fetta di zucca infarinata e fritta con un pizzico di sale. In effetti qualunque cosa tuffata in olio bollente si trasforma, anche una scarpa se la friggi potrebbe quasi diventare commestibile.
Ma il fritto si può mangiare ogni tanto, non può diventare il modo quotidiano di consumare i cibi meno graditi al palato. Purtroppo il benessere del nostro fegato spesso è inversamente proporzionale  alla squisitezza dei cibi. O forse dovrei dire all'eccesso di elaborazione dei cibi.
Siamo talmente abituati ad “arricchire” che abbiamo dimenticato di gustarci il sapore reale delle cose. La zucca mi ha insegnato a farlo di nuovo.


Le mie primissime zuppe di zucca erano gialle di patate e bianche di parmigiano, che mettevo in abbondanza per coprire quel sapore dolciastro e un po' inutile che mi sembrava avesse la zucca. Cominciare a mangiarla si, ma senza esagerare. In fondo era una delle cose che detestavo di più in assoluto.
Non è bellissimo cambiare idea??
Adesso è già troppo se nella mia soup di zucca ci va a finire una patata intera, e solo per legare il tutto: infatti le zuppe che preparo sono tutte di un arancione brillante perché una volta apprezzata al naturale non la molli più. O almeno questo è ciò che è successo a me.
Chi scrive è passata da zero assoluto a una zucca di svariati kg a settimana.
Intestino e stomaco ringraziano sentitamente.

La zucca più celebre conosciuta in letteratura è quella della Cenerentola di Charles Perrault, una fiaba che è anche allegoria di una rinascita o di un passaggio dagli inferi al cielo, dalla luna nera alla luna piena.
Cosa che riflette in pieno il simbolismo della zucca, considerata da sempre e da tutti legata alla resurrezione dei morti, tanto che nelle antiche tombe del Wurttenberg, in Germania, si sono trovate noci, nocciole e zucche, considerate eccellenti viatici per rinascere, salire in cielo.

Non a caso, si utilizzano zucche eviscerate e intagliate per dare vita alle mostruose teste illuminate di Halloween, per una notte di paura, urla e terrificanti zuccheri raffinati travestiti da teschi.
La parola viene dalla contrazione della frase “All Hallows Eve”, cioè la notte di Ogni Santi, ricorrenza cristiana la cui data coincide con una ben più antica tradizione dell'Irlanda dei Celti, in cui non sono i santi ad essere celebrati ma i morti che ritornano.
Chi avrà ragione?
Non ci interessa.
Halloween ormai ce lo siamo lasciato alle spalle ma la zucca per fortuna no :)


In Europa la zucca tonda ha evocato la testa umana e ancora oggi resistono i vari detti come “zucca pelata”, “ha battuto la zucca” o il meno edificante “avere la zucca vuota”. Di una persona un po' dura di comprendonio si dice che "è uno zuccone". Di zucconi ne abbiamo in abbondanza qui in Italia, alcuni parlano, altri scrivono ma purtroppo i più fanno politica :)

L'altro detto famoso invece, “avere sale in zucca” pare derivi da un'antica usanza di conservare il sale in una zucca svuotata ed essiccata, tipica delle famiglie contadine più povere.
Tendenzialmente, quando assaggiamo un cibo, ad esempio una marmellata, e diciamo che “sa di zucca”, non stiamo facendo un complimento al cuoco ma gli stiamo dicendo che è insipida, che un bicchiere d'acqua ha più sapore. Le connotazioni e i riferimenti quindi non sono troppo lusinghieri.
Come ciliegina sulla torta mi sembra doveroso riportare che, oltretutto, la zucca è ricca di acido citrullico, che nonostante le apparenze non fa diventare meno intelligenti ;) in realtà la parola viene dall'italianizzazione del termine francese citrouille, che significa appunto zucca.
Citrullo è una variante dialettale della parola cetriolo, inteso come sciocco, babbeo.
E comunque cetrioli e zucche fanno parte della stessa famiglia botanica, le Cucurbitacee, tra cui troviamo anche il cocomero e il melone. Ce ne sono per tutte le stagioni.

La fama di insipidità della zucca nasce probabilmente dalla sua povertà di grassi e zuccheri, che apparentemente la rendono poco appetibile (cosa assolutamente non vera) ma estremamente adatta alle diete e ai diabetici. Pensate che 100 grammi di zucca si portano dietro un fardello di sole 17 calorie. Provate a pensare a 100 grammi di porchetta o di cioccolato al latte, che probabilmente 17 calorie le conterranno al microgrammo!!
Di contro, è estremamente ricca di elementi niente male per la stagione in corso. E' una buona fonte di acido salicilico, contenuto anche nell'aspirina e dagli indiscussi effetti su una vasta gamma di disturbi, soprattutto quelli legati a influenze e raffreddori.
Dosi elevate di betacarotene e vitamina C (ne possiede quasi quanto l'arancia) ne fanno un valido alleato per la pelle e i malanni di stagione...anche se la vitamina C è termolabile e per essere assimilata andrebbe mangiata cruda. Per chi la gradisce, un ottimo carpaccio di zucca a fettine sottilissime e condita con olio e sale sarebbe l'ideale per non perdersi nulla.
Il betacarotene è il precursore della vitamina A che pare risulti migliore della stessa per l'organismo: se nel corpo circolano quantità elevate di betacarotene il nostro sistema è in grado di utilizzare quello che serve e liberarsi senza problemi dell'eccesso. Se invece circola già in forma di vitamina A, l'organismo non potrà espellere il surplus che andrà ad accumularsi nel fegato e in altri organi dove farà i suoi bravi danni perché come ormai sappiamo, l'eccesso di retinolo (altro nome della preziosa vitamina A) è estremamente tossico.
Gli alimenti proteici, pesce, carne e latticini, contengo soprattutto retinolo mentre i vegetali ci regalano il betacarotene, responsabile anche della vistosa colorazione giallo/arancio e meno pericoloso ad alte concentrazioni, come abbiamo visto. La natura è sempre dalla parte dell'uomo e difende la sua esistenza. Ogni tanto sarebbe carino che l'uomo ricambiasse :)


La zucca è soprattutto un ottimo rimedio multiuso per l'apparato gastrointestinale. Provatela se soffrite di stipsi o più genericamente se “state male di stomaco”. Le sue azioni sul processo digestivo sono diverse: l'alto contenuto di fibre e acqua assicura la pulizia delle pareti intestinali, mentre la presenza di mucillagini garantisce una mucosa sana e contemporaneamente agisce sulle feci rendendole “soffici” e facilitandone l'espulsione. Ricordiamo che i nutrienti dell'organismo vengono assimilati dalle pareti dell'intestino tenue; la mucosa protegge queste pareti e le mantiene in grado di svolgere il loro fondamentale lavoro al meglio, in una parola di trarre il massimo da ciò che mangiamo. Non è poco. 
A questo si aggiungono proprietà sazianti e diuretiche, sempre utili in caso di controllo del peso.
Contiene inoltre vitamine del gruppo B e sali di potassio, fosforo, ferro e zinco.

La polpa di zucca cotta, schiacciata e applicata sulla pelle è in grado di lenire infiammazioni e scottature. E' anche un'ottima maschera per il viso, nutriente e rivitalizzante.

Per i suoi semi (che tostati diventano i famosi bruscolini) andrebbe aperto un capitolo a parte ma la loro azione più importante è quella di potente vermifugo: è un rimedio acclarato contro la tenia e altri ascaridi con il non trascurabile vantaggio di essere completamente privo di tossicità, cosa che non si può certo dire degli altri vermifughi in circolazione, tanto che lo si somministra anche a bambini molto piccoli.

In cucina la potete utilizzare dall'antipasto al dolce, c'è solo da scegliere. O metodicamente si può  provarle tutte :)
La zuppa è una delle più semplici e gettonate. Io la preparo con un paio di cipolle, zucca a tocchi, brodo vegetale e una generosa aggiunta di salvia, che ci sta ancora meglio del rosmarino. O se vi piacciono le aromatiche potete osare dei mix a gusto personale.
Anche il ripieno di una torta salata con zucca e provola non vi farà sfigurare per una cena o un brunch. Per non parlare della torta di zucca e amaretti...si potrebbe anche non finire mai!
Ma quella che preferisco è una delle ricette più “citrulle”, se mi passate il termine, nonché una delle più buone in assoluto: tagliata a cubetti e cotta in padella con aglio, olio, sale e abbondante peperoncino. Mi raccomando fategli fare la crosticina. E' deliziosa.
Non dimenticatela al forno con le patate... o nell'impasto degli gnocchi, magari gratinati al forno con fiocchi di fontina...oppure...in un altro miliardo di modi!

Sembrava un alimento umile e insipido ma ci ha riservato delle sorprese. Proprio come ha fatto con Cenerentola ;)

Un saluto e buona settimana a tutti!

 
Photo credit: Muffet / Foter.com / CC BY 
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domenica 22 novembre 2015

Melavigliosa

C'è ancora qualcosa da dire sul frutto più famoso e antico del mondo?
Saltiamo a piè pari tutta la storia di Eva e del paradiso perché quella, religiosi e non, la conosciamo tutti. E' interessante giusto perchè rafforza la fama del melo, tra l'altro già preesistente, di Albero della Conoscenza provvisto di frutti pieni di informazioni su chi siamo e dove andiamo e di conseguenza assolutamente proibito per i cattolici perché queste cose può saperle solo Dio.
Di fatto oggi milioni di cattolici divorano tonnellate di mele come se niente fosse.
E fanno bene ;)


Scherzi a parte, la mela per noi italiani è onnipresente come la pastasciutta. Nonna dopo i pasti mi obbligava sempre a mangiarne qualche spicchio sostenendo genericamente che "faceva bene". In realtà pare sia il momento peggiore per mangiare quasi tutta la frutta che tendenzialmente andrebbe consumata proprio lontano dai pasti, ma non è questo il punto.

La mela è il frutto nazionale di casa. Tutti abbiamo un cesto delle mele per prima o dopo i pasti e per ogni evenienza dolce, salata e medicinale. E anche questo accostamento lo abbiamo già sentito, qualcosa che ha a che fare con le mele e i medici che si levano di torno :)

In effetti non sono poche le malattie che si spaventerebbero dal prezioso carico che si porta dietro una semplice mela al giorno.
Si tratta di un pieno gratuito (o quasi) di vitamine e minerali preziosi, un po' come aver vinto un buono di carburante dal benzinaio.
Le vitamine che contine sono la A (retinolo, essenziale per la pelle), la B1, B2 e B3 (rispettivamente tiamina e riboflavina e niacina, la cui carenza può portare serie conseguenze) la C (che non ha bisogno di presentazioni e che purtroppo il nostro corpo non sintetizza da solo) la vitamina E (importante antiossidante).
I minerali non sono da meno; calcio, magnesio, fosforo, potassio in quantità ragguardevoli e una serie di minerali traccia tra cui il rame, il manganese e altri. La combinazione e la concentrazione specifica di questi elementi sono all'origine delle proprietà terapeutiche di questo prezioso pomo.


L'azione principale della mela sembra focalizzata sull'apparato digerente in generale, perché in primo luogo è ricca di vitamina A che favorisce la secrezione di muco intestinale contenente una sostanza dannosa per i batteri "cattivi: da qui la sua fama di disinfettante intestinale e la sua incredibile utilità nelle diarree infantili e adulte. Basterà infatti somministrare mela cruda grattuggiata fino al ripristino dell'equilibrio. In tempi neanche troppo lontani veniva prescritta anche contro il paratifo e la colibacillosi, quindi la sua azione disinfettante non è da considerarsi blanda. 
La carenza di vitamina A, tra l'altro, porta anche a ulcerazioni del tubo digerente perchè venendo meno lo strato protettivo di muco, le pareti sono più facilmente attaccabili dagli acidi digestivi. E la mela apporta un deciso sollievo con la sua azione rinfrescante e con i suoi minerali pronti a rendere basico l'ambiente. Completa il quadro, anche una discreta azione positiva sul transito intestinale e un senso di sazietà che in generale puo essere utile agli eccessivamente affamati :)

Grazie al tannino e ai sali potassici la mela risulta utilissima per contrastare la formazione dell'acido urico, e stimola moderatamente la diuresi; ottima quindi anche per la gotta, artrite e reumatismi.
E' il frutto perfetto per gli anziani, caldamente consigliato anche dai geriatri che conoscono benissimo l'azione di rinnovamento e stimolazione epiteliale innescata dalla mela. Infatti ha anche la meritata fama di frutto della giovinezza.

Ovviamente non è finita.
Per la medicina cinese il colore bianco è legato al benessere di intestino crasso e polmoni. Ci sono terapeuti che prescrivono di mangiare, solo per un periodo di tempo limitato ovviamente, esclusivamente cibi del colore legato all'organo malato. Per chi soffre di colite, via libera a riso, rape bianche, mele... ma anche chi soffre di catarri e affezioni polmonari in generale, stessi cibi. Per i cinesi questi due organi sono legati a doppio filo e la mela anche in questo caso non tradisce le aspettative.
E' fantastica anche per i polmoni.
Tonifica i bronchi ed esercita un'azione decongestionante sulle vie respiratorie.
Si utilizzava uno sciroppo di mele che era sia lassativo che pettorale: mele renette (dal francese reinette, che significa reginetta) lasciate a macerare, poi se ne estrae il succo e si aggiunge un peso equivalente di zucchero. Cuocere lentamente fino alla consistenza di sciroppo. Due cucchiai al giorno dieci minuti prima dei pasti.


E' indicata anche per astenia e superlavoro intellettuale, probabilmente per l'alto contenuto di vitamine del gruppo B. Meglio avere delle mele biologiche perchè la vitamina C che contiene è quasi tutta concentrata nella buccia e sarebbe un peccato rinunciare alla sostanza più potente contro le infezioni solo perchè dovremmo addentare insieme anche un cumulo di pesticidi.

Le mele sono anche ricche di diversi acidi con diverse funzioni. Come nel caso del limone questi acidi sono sempre pronti a convertirsi in materiali alcalini atti proprio a contrastare l'eccesso di acidità e a nutrire e ossigenare il sangue. I meravigliosi paradossi della natura.
L'acido malico, di cui è ricca, pare riesca addirittura ad ammorbidire i calcoli e a facilitarne il passaggio attraverso i dotti biliari e l'acido ossalico invece si occupa di pulire la bocca e sbiancare moderatamente i denti.

La medicina popolare utilizza da sempre la mela anche come agente esterno nelle preparazioni per frizionare la pelle o per medicare le piaghe. Basti solo dire che il nome pomata deriva da pomo, cioè    mela. Non parliamo di semplice acne o piccole infezioni ma di cose meno simpatiche come tigna e scabbia. Si apriva a metà una mela, si svuotava le cavità dei semi togliendo anche parte della polpa e le si riempiva con dei fiori di zolfo. Si ricomponevano poi insieme le due metà tenendole unite con uno spago e si metteva in forno caldo fino a cottura completa. A quel punto si poteva ridurre il tutto in poltiglia con una forchetta e farne delle frizioni sulle parti interessate. Pare desse davvero ottimi risultati.
Una breve nota cosmetica è che il succo di mela, applicato esternamente, contrasta il cedimento dei tessuti e promuove il rinnovamento delle cellule. Meglio di qualsiasi crema tonificante e antietà.

Una curiosità: i semi della mela contengono minuscole quantità di cianuro... bisognerebbe mangiarne molti per rischiare qualcosa, ma appunto, perché rischiare? Meglio evitare e non includerli nei frullati, nelle torte e compagnia bella.
E a proposito... non mi metterò a consigliare dolci o le classiche mele cotte (magari al forno a legna con una spolverata di cannella e un paio di chiodi di garofano in un tegame di coccio...) perché tanto le conosciamo tutti! Ho però recentemente preparato un ottimo punch alla mela e tè nero che non era niente male e che scalda le corte e gelide giornate che ci attendono ancora. Prima di accendere il fuoco sotto il bricco dell'acqua per il tè si prende qualche spicchio di mela e si taglia a fettine sottili, quindi si aggiunge all'acqua a freddo insieme a qualche scaglia di cannella e qualche fettina di zenzero. Al bollore si spegne e si lascia il tutto in infusione con il tè. Dolcificare con miele e aggiungere una spruzzata di rum, se piace. Ottimo decongestionante, riscaldante e digestivo.

Se si è proprietari di un albero di mele è bene "sfruttarlo", nel senso reale del termine ;)

E a proposito. Un'ultima cosa.
E' vero che quasi tutta la frutta andrebbe consumata lontano dai pasti.
Quasi tutta.
Tranne quella ricca di pectina. La nonna che la mangiava dopo pranzo non poteva certo sapere che la mela contiene percentuali eccezionali di questa fibra solubile che pare aiuti a ripulire l'organismo dal colesterolo cattivo e che quindi una mela dopo mangiato è più che indicata per favorire la digestione, specialmente dopo pasti particolarmente grassi e unti. Lei, senza analisi chimiche o testi scientifici seguiva semplicemente il sapere antico tramandato da genitori, nonni e bisnonni. Che dopo pranzo sbucciavano semplicemente una mela. Per cui con il suo generico "fa bene" aveva ragione da vendere. E non sarò mai abbastanza grata per il tempo concessomi con lei.

Un saluto a tutti


Photo credit: WxMom / Foter.com / CC BY-SA 
Photo credit: Kirinohana / Foter.com / CC BY

lunedì 14 settembre 2015

Il gioco dell'uva, parte I

Ognuno a casa sua, si diceva una volta. Era questo il gioco. Forse era stato inventato dai genitori per annunciare in modo simpatico che i giochi erano finiti e che gli amichetti ospiti sarebbero dovuti tornare all'ovile :)
Oggi invece è l'uva che gioca ad avere un ruolo importante per ogni singolo componente di cui è fatta ed è oggetto di un numero impressionante di studi e controstudi volti a confermare, smentire o reiterare questa o quella proprietà. In antichità era solo il succo d'uva che con un'alchimia sfruttata abbondantemente ancora oggi, diventava mosto e infine vino. Poi furono scoperte le proprietà della buccia e il conseguente e dibattutissimo resveratrolo.
D'altra parte siamo in settembre inoltrato e in tutte le campagne pare sia in atto una vendemmia da record: si parla di qualcosa come 47 milioni di ettolitri di vino. Uno dei pochi benefici di un'estate sahariana come quella che è appena finita... o almeno si spera che sia finita davvero :)
Insomma, l'Italia sta letteralmente affogando nel vino e se la stagione bollente può sembrare anche un precursore della bontà dell'uva, ancora non ci si sbilancia sulla qualità del futuro vino targato 2015. Il terreno, il microclima e tanti altri fattori ne fanno un'esperienza diversa per ogni zona vinifica.
Ad esempio i vitigni del famoso Lacryma Christi che producono un'uva dalle mille sfumature di sapore unica in Italia e nel mondo, crescono esclusivamente alle pendici di una delle bombe a orologeria più pericolose al mondo: il Vesuvio.
I terreni vulcanici sono una manna dal cielo per la vite essendo ricchissimi dei minerali più vari. La medicina popolare di una volta distingue addirittura tra terreni alle pendici di vulcani esplosivi (come il Vesuvio) che espellono lava più acida, ricca in silice, e terreni posizionati alla base di vulcani più "tranquilli", chiamati effusivi (come il Kilauea nelle Hawaii) che eruttano materiale basaltico e fluido senza interferenze acide. Pare che l'uva cresciuta sotto i vulcani come il Vesuvio sia più astringente rispetto a quella cresciuta all'ombra di vulcani come il Kilauea che risulta essere invece più diuretica e tonica.
Ma procediamo con ordine.


La pianta della vite comprende un'infinità di specie diffuse nelle zone a clima temperato o subtropicale. L'Italia ne è una produttrice perfetta. Le foglie sono diuretiche e astringenti, da sempre utilizzate contro le emorragie, le diarree e la gotta. Inoltre un cataplasma (impacco) di foglie tritate si dice faccia sparire il mal di testa.
In primavera se incidiamo il fusto della pianta sgorgherà una linfa utilizzata dalla medicina popolare per le malattie cutanee e oftalmiche; ancora oggi l'estratto viene impiegato nella preparazione di un collirio.
Addirittura pare che le ceneri dei rami, passate al setaccio e bollite nel vino bianco, venissero impiegate per guarire l'erisipela, un'infezione acuta della pelle causata dallo streptococco che portava febbre altissima e molto spesso causava la morte. Questo vino alla fine conteneva i sali minerali assorbiti dalla pianta, tra cui sali di potassio, di sodio e di calcio. Vi si immergevano delle pezzuole di tela e si detergevano le parti colpite dalla malattia. Quanlche medico lo prescriveva anche a bicchierini (dolcificato con miele) per edemi, herpes e anche per la renella, la sabbiolina dei reni parente dei calcoli ma molto più piccola e gestibile.

Una varietà ha avuto più fortuna delle altre ed è salita alla ribalta per una concentrazione maggiore di principi attivi: la vite rossa.
E' utilizzata nelle turbe della circolazione venosa in generale, cioè quella che fa tornare il sangue dalle periferie al cuore e che trasporta sia nutrienti che scarti (metaboliti e cataboliti).
Le indicazioni principali sono per gambe affaticate, gonfie, sensazione di pesantezza ed emorroidi.
Tuttavia durante l'assunzione ci sono stati casi di disturbi digestivi, nausea e vertigini o ancora una forma di orticaria. Vedremo perché.

I frutti della vite invece non hanno bisogno di presentazione.
Lo scrittore e umanista francese François Rabelais definì l'uva "una carne celeste, buona da mangiare con la focaccia fresca".
Non solo è un ottimo dessert ma anche un alimento ricco e un rimedio rinfrescante, diuretico e lassativo. Molto energica grazie agli zuccheri, facilmente digeribile grazie agli acidi e ricca di vitamine e sali minerali, l'uva è uno dei frutti più raccomandati da tutti gli specialisti della salute, tradizionali e non.


Cominciamo dall'uva acerba, quella di luglio per intenderci, che contiene un succo acido e astringente utilizzato già dai tempi di Plinio come medicamento e anche in cucina. Non buona da piluccare come dessert, ma ricca di clorofilla, tannino, glucosio, acido tartarico e sali di calcio. Lo impiegavano per le febbri biliari, nelle infiammazioni intestinali con diarrea e anche per impacchi sulle contusioni e sulle piaghe.
Questo succo verde acre, chiamato Agresto, era usato molto nell'antica Roma ma anche in seguito, nel Medioevo. Pare che una volta privileggiassero i sapori acidi a tavola :)
Il succo acerbo dell'uva veniva spremuto e lasciato fermentare al sole per qualche giorno, oppure bollito fino a ridurlo ad 1/3 del suo volume iniziale. Aveva una consistenza densa e lo si usava per insaporire le pietanze o nel brodo. Ancora oggi rientra nella composizione di alcune senapi. Diluito in acqua è un'ottima bevanda rinfrescante.
Le filandaie di una volta solevano stropicciarsi le mani con queste uve acerbe per alleviare il dolore delle ragadi prodotte dall'acqua bollente.

La cura dell'uva matura è da sempre utilizzata per la costipazione, l'artrite, i reumatismi, malattie della pelle, dell'apparato urinario e del fegato. Inoltre ha ottenuto successi con l'ipertensione, l'arteriosclerosi e anche in casi di autointossicazione.
L'uva contiene anche molti acidi organici e minerali e molta acqua. Gli acidi organici formano nello stomaco i famosi carbonati alcalini con dei benefici incredibili che abbiamo già abbondantemente trattato in "Essere basici come un limone II".

Se ne ricava una bevanda gradita anche quando lo stomaco non sopporta e non digerisce nulla.
Si schiacciano gli acini di un grappolo di uva al passaverdura, si diluisce il succo ottenuto con il 50% di acqua e si beve a piccoli sorsi in più volte, per far assorbire in fretta i suoi elementi nutritivi senza dilatare lo stomaco. Si può anche piluccare qualche acino in attesa che lo stomaco sia in grado di ingerire altro e rifornire così l'organismo di acqua e zuccheri facilmente assimilabili e preziosi in quel momento. Rinfresca e dà un senso di benessere.
In medicina popolare schiacciavano la polpa dell'uva ben matura e la mescolavano con un po' di olio, confezionando così un rudimentale unguento buono, si diceva, per i "foruncoli maligni" e per lenire il dolore da essi provocato.
Mangiata in buona quantità al mattino a digiuno e con tutta la buccia è in grado di vincere le costipazioni di ventre più ostinate. E' consigliata anche negli eccessi di lavoro mentale o muscolare, per la fatica che deriva da entrambi i casi, nell'anemia, nell'eccessiva magrezza e dopo una polmonite.


E a proposito di polmoni, uno degli usi più antichi e meno conosciuti è l'impiego della cura dell'uva negli stadi iniziali di tubercolosi polmonare. Pare che riesca in breve tempo ad "allontanare" la predisposizione alla malattia modificando il nostro "terreno". Il terreno in naturopatia è praticamente la nostra unicità: i nostri valori del sangue, i vari Ph del nostro corpo, la reattività di ognuno di noi, la nostra temperatura corporea, punti di forza, punti deboli e altro ancora.
In una parola, tutto ciò che contribuisce a creare un quadro unico di ognuno di noi, la nostra "carta di identità" biologica :)
Quindi, se il nostro terreno è debole di polmoni, l'uva riuscirebbe a modificare (temporaneamente e mangiandone un bel po') questa specifica condizione impedendo lo sviluppo di eventuali patologie ai primi stadi legate al nostro organo bersaglio. Infatti sembra sia molto utile anche nei catarri polmonari in generale, senza andare a scomodare la tubercolosi.
Sarà il solito caso che in medicina esoterica i cibi legati all'elemento polmone siano quelli bianchi. E qui si parla di uva bianca, ovviamente :)
Anzi è quasi l'unico caso in cui si preferisce quella bianca, perché come vedremo nel dettaglio, è l'uva nera a conquistare il podio della massima concentrazione di principi attivi.
Sorpresi? Non tanto, forse.
Ne "Le mele insane" avevamo gia parlato delle antocianine che sono dei composti in grado di reagire con gli agenti ossidanti come i radicali liberi tamponando così i danni che queste molecole arrecano a cellule e tessuti. Proteggono, oltre che dall'invecchiamento cellulare, anche i capillari fragili e combattono i processi infiammatori e le modificazioni cancerogene. La loro azione antiaggregante piastrinica aiuta la fluidificazione del sangue e limita di conseguenza la formazione di trombi e coaguli. E sono anche responsabili dell'intensa colorazione rossa o viola scuro dei vegetali che le contengono. Appartengono alla famiglia dei flavonoidi e la buccia dell'uva nera ne è piena molto più di altri frutti.
Un test è stato eseguito somministrando per una settimana a 3 gruppi di persone: 1 bicchiere di succo rispettivamente di uva nera, arancia e pompelmo. I gruppi che hanno bevuto gli ultimi due succhi non hanno avuto modificazioni significative, mentre il gruppo che ha assunto il succo di uva nera ha visto diminuire del 77% la capacità di coagulazione del sangue! E' tantissimo.
Per questo, come per l'aglio della volta scorsa, evitate di assumerne se state già facendo delle cure anticoagulanti oppure una settimana prima di sottoporvi a eventuali operazioni chirurgiche.
Attenzione, il succo d'uva è buono ma non è così innocuo se lo si beve a tonnellate, dato che è molto ricco di zuccheri che possono serenamente trasformarsi in trigliceridi nel sangue. In più, esagerare con uva e uvette potrebbe anche provocare una bella diarrea... una forma un po' estrema di depurazione del corpo :)


Per concludere questa panoramica generale sull'uva è obbligatorio citare l'uva passa che può essere ospitata praticamente in ogni portata di un menù, dall'antipasto al dolce. E' gradita tanto nei mix per la colazione, insieme a cereali, frutta fresca e yogurth quanto nelle famose sarde a beccafico siciliane. E non ci lascia a bocca asciutta neanche in campo medicinale: l'uva passa infatti è un emolliente per le vie respiratorie irritate e calma la tosse.
Non a caso, fa parte dei famosi "quattro frutti pettorali" insieme a datteri, giuggiole e fichi (in parti uguali, 50 gr. in tutto), bolliti in un litro di acqua per mezz'ora.

Avete notato che non ho accennato né al vino né a uno dei componenti più famosi e studiati dell'uva?
Questo famoso resveratrolo sarà davvero utile o è la solita montatura commerciale per stravendere integratori e nuovi farmaci a base di?
E ancora, ricordate la nausea, l'orticaria e le vertigini, ovvero gli eventuali effetti collaterali della vite?
La risposta a tutte queste domande è che non c'è più spazio!!

Inutile indorare la pillola :) ci sarà una parte II.
Dobbiamo ancora esplorare l'altra faccia della medaglia, ovvero la nota dolente dei flavonoidi.
Ci sono molti studi che non sono affatto d'accordo sul miracolo dell'uva ed è interessante conoscerli.
In una panoramica soddisfacente è giusto dare spazio a tutte le correnti di pensiero. Avere a disposizioni più informazioni di campane diverse permette di costruirsi un'opinione personale ben salda e basata su una libera scelta. I professori più saggi all'università consigliano di studiare bene, valutare attentamente e poi di dimenticarsi tutto. Per far uscire meglio la nostra unicità istruita :) e per sviluppare un sano intuito su solide basi.
Qualcuno diceva che senza radici non si vola :)


Un saluto e buona settimana a tutti!




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